Visita al carcere di Bologna: nella sofferenza molte ombre, qualche luce


Dopo lo sciopero della fame che io, mia moglie e mio figlio abbiamo fatto per 2 giorni in solidarietà con Marco Pannella (che ora è già al decimo giorno), per denunciare la grave situazione delle carceri italiane, domenica mattina ho accompagnato l’on. Rita Bernardini (storica parlamentare radicale, del gruppo PD alla Camera, componente della Commissione Giustizia) nella sua visita ispettiva al Carcere della Dozza. Rita Bernardini venerdì sera mi aveva chiesto se ero interessato ad accompagnarla dopo aver saputo della mia adesione allo sciopero della fame.

La visita, non certo una passerella, è durata dalle 10 alle 13.30; un lungo percorso attraverso le celle del reparto giudiziario maschile (il più numeroso) e poi quelle dell’infermeria. All’inizio ed alla fine domande alle guardie carcerarie ed al loro comandante, tutti molto disponibili e con una grande attenzione umana.

Io non ero mai stato in visita ad un carcere, è stato un bel pugno allo stomaco, ma anche una conferma degli aspetti fondamentali della situazione del carcere di Bologna su cui mi ero prima informato.

Cerco qui di fornire un resoconto, convinto che su questa realtà il PD deve dire delle cose vere, battersi con continuità e lungimiranza per la soluzione dei problemi fondamentali senza seguire l’onda securitaria e di diffusione della paura e dell’intolleranza, queste sì generatrici di insicurezza per tutti.

Occorre riconoscere che i Radicali italiani sono sempre stati coerentemente vicini a questa sofferenza  con continue visite ispettive, con interrogazioni, con “Radio Carcere”, con proposte di legge, con iniziative pubbliche. Rita Bernardini mi ha detto che negli ultimi anni è un po’ cresciuta la sensibilità anche negli altri partiti, ora sono circa 60 i parlamentari che fanno queste visite ispettive. A Bologna, per il PD, sono in particolare Rita Ghedini, Donata Lenzi e Sandra Zampa. Ho avuto conferma che Rita Bernardini è una parlamentare “tosta”, nel senso più nobile: politica esperta, parlamentare di grande competenza su leggi, regolamenti, rapporti fra ministero, DAP (dipartimento) e tutte le carceri italiane (le guardie carcerarie, molti detenuti la conoscevano direttamente a causa delle visite precedenti o ne avevano sentito parlare). Ma anche una grande umanità: 10-15 minuti in ogni cella visitata, domande su segnalazioni, situazione della cella, loro reati, loro famiglia, loro salute, etc..

Gli aspetti positivi del carcere di Bologna:

- 250 volontari di varie associazioni si susseguono al carcere per varie attività

- vi sono accordi, convenzioni utili per formazione e lavoro (Università di Bologna con corsi di laurea per detenuti e guardie, ConApi per sperimentazione di apicoltura, Fondazione Aldini e aziende per attivazione officina meccanica, Ascom per kit cartoleria, etc.)

- clima molto buono, nonostante le difficoltà e lo scarso numero di guardie, fra detenuti e guardie carcerarie, riconosciuto da tanti detenuti.

Gli aspetti negativi:

- detenuti presenti: 1.119, di cui 1.047 uomini e 72 donne (un bambino di pochi mesi detenuto con la madre)

- capienza regolamentare: 483 posti
- capienza “tollerabile”: 882
- detenuti in attesa di 1° giudizio 272; detenuti appellanti e ricorrenti 356; detenuti definitivi 491
- tossicodipendenti presenti: 293
- % stranieri (comunitari ed extracomunitari) 65% di 51 nazionalità diverse. La maggior parte sono magrebini (Marocco, Tunisia, Algeria), poi rumeni e albanesi
- % di detenuti che lavorano: 10% (troppo pochi)
- numero di detenuti iscritti a corsi scolastici 80 + una quindicina di universitari
- molti (ma non abbiamo le percentuali) sono coloro che si trovano in carcere con il solo reato di immigrazione clandestina.
- agenti di polizia penitenziaria previsti dalla pianta organica: 567
- agenti effettivamente presenti 393

Infine l’incontro di Rita Bernardini con alcune decine di detenuti ci ha fornito alcune problematiche, certo non nuove; ma alcuni casi individuali li riporto perché fanno capire, danno dolore, fanno pensare a che punto di degrado anche culturale ed umano siamo arrivati, alcuni fanno indignare:

- un ragazzo albanese (31 anni) con 3 figli, deve scontare un anno perché trovato senza permesso di soggiorno, senza documenti; quando uscirà avrà solo 5 gg per ritornare al suo Paese, altrimenti se fermato, tornerà in carcere (non ha nessun precedente, nessun altro reato); come questo ne abbiamo riscontrati altri 4-5 nei colloqui

- una cella di 3 italiani, reati di furto, spaccio di droga (quest’ultimo è il reato più frequente), sono arrabbiati con gli educatori (solo 8-9!) perché secondo loro favorirebbero gli stranieri; in realtà, ne abbiamo parlato, semplicemente gli stranieri sono i 2/3 dei detenuti

- una cella (ogni cella è di 10-11 mq e sono in 3 invece di 1-regolare oppure 2-tollerabile) con uno che  ha spiegato alcuni problemi, molto informato, ma ha tenuto duro sui meriti di Berlusconi per la lotta contro le mafie (!), in un’altra cella manifesti del duce e del fascio littorio

- un ragazzo tossicodipendente, con problemi psichiatrici, i genitori anziani non riescono più a venirlo a trovare, si prodigava a ringraziare la Bernardini e le guardie, con evidente paura, disperazione, richiesta di aiuto

- diversi in attesa di giudizio senza più l’assistenza di un avvocato per mancanza di mezzi, di informazioni (in particolare stranieri, ma non solo)

- 1 bosniaco con 8 figli a casa

- 1 ragazzo straniero con la faccia medicata e fasciata è in carcere perché ha avuto un incidente, sono arrivati i vigili urbani di Bologna, non aveva il permesso di soggiorno, dopo la medicazione l’hanno portato in carcere.

La stragrande maggioranza giovani. In tante occasioni, dove ha riscontrato dubbi sulle situazioni di detenzione, Rita Bernardini ha fornito a loro il suo indirizzo (dell’ufficio parlamentare o la sua e-mail) e ha chiesto che mandassero copia dei documenti ed una lettera di spiegazione. E’ per lei la prassi, per capire con più tempo cosa si può fare di più, anche con eventuali interrogazioni parlamentari.  Interrogazione parlamentare che Rita Bernardini ha già preparato ieri in relazione a questa visita ispettiva.

Rita Bernardini si sta battendo alla Camera in Commissione Giustizia (dice che la capogruppo PD, Ferrante, ex-pm, dimostra scarsa apertura, a differenza di Andrea Orlando, resp. Giustizia del PD) per 2 obiettivi soprattutto:

1)  ripristinare il testo originario di una proposta di legge per far scontare agli arresti domiciliari che ha meno di un anno

2)  una proposta di legge per dare ai Sindaci la stessa possibilità ispettiva dei parlamentari (sembra strano, ma ora non è così) per i carceri del loro territorio.

Concludo: se la civiltà di un popolo si vede dalle carceri, siamo messi male, qui a Bologna come nella maggior parte delle carceri italiane. Anche perché siamo nel pieno della fase della “politica della paura”, delle iniziative securitarie che fanno sempre più presa, anche se sono disumane ed inefficaci. In questo buio le uniche luci sono il volontariato ed una discreta situazione umana ed organizzativa delle guardie carcerarie.

Oggi una nuova tragica notizia: un detenuto del carcere di Ravenna si è ucciso, impiccandosi. Era in carcere per una rapina; aveva 42 anni, siciliano, ex-collaboratore di giustizia. E’ il 54esimo detenuto che si toglie la vita dall’inizio dell’anno.

“… perché ogni pena non sia una violenza di uno o di molti contro un privato cittadino, dev’essere essenzialmente pubblica, pronta, necessaria, la minima delle possibili nelle date circostanze, proporzionata a’ delitti, dettata dalle leggi”

(Cesare Beccarla, Dei delitti e delle pene, righe conclusive)

(il grafico è tratto dal sito web di “Polizia penitenziaria”, periodico del Sappe)

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Informazioni su lorismarchesini

55 anni, sposato con Loretta, bibliotecaria, e padre di Matteo, giornalista e scrittore. Lavoro come IT Architect in una grande multinazionale del settore ICT, sono laureato in storia moderna ed appassionato di ricerche storiche. Consigliere comunale e capogruppo PD nel tempo libero (poco ..)
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2 risposte a Visita al carcere di Bologna: nella sofferenza molte ombre, qualche luce

  1. Pingback: Links for 12/10/2010 | Giordani.org

  2. Tiziana ha detto:

    Ho letto con attenzione quanto scritto. Sono rimasta colpita dal peggioramento della situazione. A maggior ragione è necessario l’impegno di tutte le forze politiche anche se, a mio modesto parere, la necessità di una vera riforma della giustizia è assolutamente necessaria. Inoltre, ritengo importante soffermarci anche sulla forte miopia nel non voler concretamente “rimpolpare ” il personale necessario nelle carceri. Lo stesso discorso vale per le forze di polizie e per altri settori di grosso interesse
    pubblico. Conclusione, i problemi non si possono risolvere se gli organici non vengono mai adeguati alle esigenze della sicurezza nelle carceri, della sicurezza dei cittadini in generale. Se non vi sono forse sufficienti è come voler continuamente rammendare uno strappo senza filo a sufficienza! Inoltre, vogliamo parlare delle retribuzioni di guardie carcerarie e carabinieri e forze dell’ordine in generale? Anche questo è un problema su cui ci si sofferma molto poco. Queste persone rischiano la vita tutti i giorni in carcere e fuori. Ancora una volta tutto si basa sul senso del dovere, sulla necessità che comunque le cose vadano avanti, sul voler dare uno giusto senso di umanità a tutto questo.

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