Omelia del Cardinale Caffarra: il mio Vescovo stavolta mi ha davvero convinto


Lunedì scorso non ho potuto partecipare alla Messa solenne per la festa del patrono di Bologna, San Petronio. Quindi non ho ascoltato direttamente l’omelia del Cardinale Carlo Caffarra. Ma alcuni amici, di idee diverse, me ne hanno parlato molto bene.

Sono andato a leggere l’omelia, ho cercato di farne una “sintesi” degli aspetti più rilevanti per indirizzare una buona politica. E ho trovato tanti pensieri importanti e densi per il futuro di Bologna, indicazioni che concretizzano la speranza. Di seguito riporto le parti più significative da questo punto di vista:

“Questa città ha ancora il diritto di sperare o deve rassegnarsi ad un tramonto amaro ed infelice?

Questa comunità ha il diritto di sperare; ha consistenti ragioni per non rassegnarsi al suo tramonto:

–          le nostre antiche dodici porte sono il richiamo costante: una città nella quale nessuno è straniero per l’altro, poiché ciascuno è riconosciuto partecipe della stessa umana dignità;

–          la parola LIBERTAS: libertà, non per esaltare un individualismo egoistico che devasta ogni convivenza umana, ma perché la coscienza pubblica di questa città e la coscienza morale di ogni suo cittadino fosse sempre abitata da una responsabilità pacificamente costruttiva del bene comune;

–          ma il destino della nostra città, il destino buono, è costituito anche dall’Università. Bologna è la sua Università;

–          c’è un’altra ragione che fonda il diritto di sperare; che ci impedisce di rassegnarci. È la presenza in questa città della comunità cristiana; i nostri padri fondatori erano ben consapevoli che la comunità cristiana fosse colonna portante della comunità civica, dal momento che vollero come patrono e simbolo della città uno dei suoi Vescovi. Perché la presenza della comunità cristiana è la principale fonte di speranza? La comunità cristiana inserisce nella comunità cittadina una forza coesiva che può vincere ogni disgregazione. E non perché i cristiani siano sempre e comunque migliori.

Non basta, soprattutto in momenti così difficili come questo, essere e pensarsi come con-cittadini; è necessario essere e pensarsi in una relazione di fraternità. La con-cittadinanza ha infatti una tendenza ad immunizzarsi dalla diversità creando un universalismo astratto; la fratellanza è al contrario la relazione fra i diversi, che crea un’universalità concreta e determina il vero significato della laicità.

La speranza che abbiamo il diritto di custodire, è affidata alla nostra libertà e responsabilità. Chi sono oggi i custodi della speranza, coloro che vigilano perché il cuore di questa città non si incupisca nella rassegnazione? L’autorità pubblica, legittimamente costituita, poiché ad essa è primariamente affidato il compito di guidare il consorzio umano verso obiettivi di bene comune. In particolare vorrei allora rivolgermi a tutti coloro che chiederanno al popolo di questa città di essere eletti ad amministrarla, con le parole di S. Caterina. «Voi avete desiderio di riformare la vostra città; ma io vi dico che questo desiderio non si adempirà mai, se voi non ingegnate a gittare a terra l’odio e il rancore del cuore e l’amore proprio di voi medesimi, cioè, che voi non attendiate solamente a voi, ma al bene universale di tutta la città».

Ed aggiungo con le parole della Santa, rivolgendomi a voi tutti: «io vi prego per l’amore di Cristo crocifisso, che per l’utilità vostra voi non miriate a mettere governatori nella città più uno che un altro, ma uomini virtuosi, savi e discreti, e’ quali col lume della ragione diano quello ordine che è di necessità per la pace dentro e per la confermazione di quella di fuori».

La famiglia poi è massimamente custode della speranza, poiché è in essa che accade l’atto che più di ogni altro significa speranza: la generazione di una nuova vita. Ogni bambino è il futuro della città; è un investimento sul futuro. Ancora una volta a chi ha responsabilità pubbliche: sostenete le famiglie; difendetene la dignità incomparabile; la famiglia abbia sempre un trattamento privilegiato a livello legislativo ed amministrativo.

L’altro grande fattore di speranza nella città è il lavoro. Ma questa sera sottopongo soprattutto alla vostra riflessione un fatto drammatico. Anche nella nostra città ai giovani è ormai sempre più difficile l’ingresso nel mondo del lavoro. Il binomio gioventù disoccupazione toglie alla città ogni diritto di sperare. Chi non vede questo è cieco.

La città custodisce e nutre il suo diritto di sperare nella scuola, se in essa viene fatta una vera, grande proposta educativa; se in essa i nostri ragazzi e giovani vengono profondamente educati ad un uso intero di tutta la capacità della loro ragione; se in essa vengono affascinati dalla grandezza di una libertà che è tale perché sa di essere confrontata nelle sue scelte colla differenza fra vero e falso, bene e male, giusto e ingiusto. In breve: la scuola è vera custode della speranza.

La ricostruzione esige tuttavia «una generazione di cattolici impegnati in politica, che siano coerenti con la fede professata, che abbiano rigore morale, capacità di giudizio culturale, competenza professionale e passione di servizio per il bene comune»”

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Informazioni su lorismarchesini

55 anni, sposato con Loretta, bibliotecaria, e padre di Matteo, giornalista e scrittore. Lavoro come IT Architect in una grande multinazionale del settore ICT, sono laureato in storia moderna ed appassionato di ricerche storiche. Consigliere comunale e capogruppo PD nel tempo libero (poco ..)
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