Il buon compleanno all’Italia dell’Economist


Un articolo interessante sull’Economist di questa settimana, dedicato all’Italia (mia traduzione fatta velocemente e non rivista ..)

Buon compleanno!

22.11.2010

L’Italia festeggia stringendo la cinghia

Gli italiani non sono quelli che si potrebbero chiamare pianificatori entusiasti. Molti si alzano senza  nessuna idea di cosa li aspetta per l’ora di pranzo. Prevedere ciò si farà fra un anno è quindi un gioco da babbei.

Ma una previsione può essere fatta con certezza. Nel 2011 gli italiani festeggeranno il loro 150° compleanno di una nazione unificata. In data 17 marzo 1861, il re di Piemonte e Sardegna Vittorio Emanuele II firmò un disegno di legge con cui egli assunse il titolo di Re d’Italia. Poco dopo divenne la legge n.1 del nuovo regno (anche se è solo nel 1870 che le sue truppe presero d’assalto la Roma papale e dettero all’Italia la sua capitale).

Dal momento che sono stati i piemontesi in gran parte i responsabili dell’unificazione dell’Italia, sarebbe forse giusto che le celebrazioni principali fossero tenute nella loro antica capitale di Torino. Ma far svolgere la festa nel nord-ovest del Paese potrebbe far dissuadere molti che altrimenti non vedono bene l’Unità d’Italia.

Il programma è comunque piuttosto modesto. Tutti i tipi di eventi locali sono stati portati sotto l’egida di Italia 150, ma i festeggiamenti principali saranno composti da cinque mostre, la più grande delle quali sarà chiamata “Fare gli Italiani”.

La natura limitata di questo raduno/festeggiamento riflette due aspetti dell’Italia contemporanea che potrebbero avere un impatto sui suoi affari nel 2011. Uno è la mancanza di denaro pubblico.

Nel maggio 2010 il Primo ministro, Silvio Berlusconi, alla fine ha rinunciato alla finzione per cui l’Italia era stata poco toccata dalla crisi economica e, con un voltafaccia mozzafiato, il suo più stretto consigliere ha dichiarato che i tagli dolorosi sarebbero stati necessari per non precipitare l’Italia sulla via della Grecia. Due mesi dopo sono stati approvati in Parlamento misure di risparmio per 24 miliardi.

Nel 2011 è probabile un’ulteriore stretta della cinghia. Il pacchetto complessivo è fortemente dipendente dai risultati imprevedibili di una campagna contro l’evasione fiscale (un’attività che gli italiani sanno pianificare con cura), e in ogni caso l’Italia si sta riprendendo dalla crisi più lentamente rispetto a qualsiasi altra nazione del G8. Con un disperato bisogno di riforme strutturali per la cui introduzione Berlusconi non mostra alcuna propensione, può essere previsto con sicurezza che l’Italia continuerà a restare dietro la maggior parte delle economie di altri grandi del mondo.

La seconda ragione per cui la sua festa di compleanno viene silenziata è il crescente potere della Lega Nord, molti dei cui membri hanno motivi di lamento per quanto riguarda l’unificazione. Anche se il leader della Lega, Umberto Bossi, sarebbe senza dubbio e in ultima analisi felice di vedere il Sud e Centro Italia fuori dal Nord ricco, il suo obiettivo a medio termine è il “federalismo fiscale”, un progetto ancora non ben definito per dare più potere ai governi regionali nel raccogliere e spendere le tasse. Egli sostiene che questo potrebbe fare bene il Sud, visto che i suoi politici sono spesso sregolati e  corrotti nei confronti degli elettori. Alcuni meridionali, anche se non tutti, sono d’accordo.

Con le elezioni generali nel 2008, l’onorevole Bossi ha avuto seggi in Parlamento per far cadere il governo di destra del suo alleato. Ma lui non è più l’unica persona in possesso di un fucile alla testa di Berlusconi. Nel luglio 2010 i sostenitori di Gianfranco Fini, il co-fondatore del Popolo della Libertà (PDL), hanno creato propri gruppi in entrambe le camere del Parlamento sotto il nome di Futuro e Libertà per l’Italia (FLI). Sulla carta, la ribellione costa al Primo ministro l’andare sotto la maggioranza.

Un compleanno paradosso

Fini è stato apparentemente un ammutinato magnanimo. Egli ha contestato la mancanza di democrazia nel PDL, il disprezzo di Berlusconi per il Parlamento e la sua incapacità di prendere sul serio le accuse di corruzione rivolte ai suoi ministri. Ma i movimenti politici di cui l’onorevole Fini ha fatto parte (un tempo era un neo-fascista) sono stati tutti quelli che derivano essenzialmente la maggior parte del loro sostegno dalla metà meridionale e statalista del Paese. La sua insurrezione potrebbe anche essere considerata come parte di una rivolta dei meridionali ansiosi contro la prospettiva di riforme che potrebbe tamponare il flusso di cassa per le regioni a lungo dipendente da aiuti di Stato.

Sarebbe molto paradossale (e quindi tutta italiana), vedere nell’anno del 150° compleanno in Italia non l’unità nazionale, ma un’aspra lotta tra nordisti e sudisti per l’anima della destra. Le scaramucce sono iniziate nel settembre 2010 sul fatto se tenere le elezioni anticipate. Umberto Bossi ha sostenuto che la rivolta di Fini ha reso la posizione del governo insostenibile. I sondaggi hanno mostrato la Lega Nord potrebbe aumentare la sua quota di voto di ben la metà, quindi un primo scrutinio offre a Bossi la possibilità di una ancora più stretta morsa sul governo e forse la possibilità di ridurre la nascente FLI a dimensioni proporzionate alla pronuncia del suo acronimo.

John Hooper (Italy correspondent, The Economist)


 

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Informazioni su lorismarchesini

55 anni, sposato con Loretta, bibliotecaria, e padre di Matteo, giornalista e scrittore. Lavoro come IT Architect in una grande multinazionale del settore ICT, sono laureato in storia moderna ed appassionato di ricerche storiche. Consigliere comunale e capogruppo PD nel tempo libero (poco ..)
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