Finisce questo primo decennio “orribile” del XXI° secolo: ripartirà la speranza?


2001-2010: i primi 10 anni del XXI° secolo, iniziati male (con la prima elezione di George Bush, la vittoria di Berlusconi sull’Ulivo, l’11 settembre, le guerre in Afghanistan e Iraq, etc..) e finiti altrettanto male (la più profonda crisi economica dopo quella del 1929, il centro-destra sempre al governo in Italia, sempre con Berlusconi, bravo a fare campagna elettorale, pessimo ed incapace a governare).

Rimanendo nello stretto e lungo spazio italiano, la più efficace ed immediata fotografia di questo decennio la forniscono i dati del Fondo Monetario Internazionale, elaborati dal quotidiano spagnolo “El Pais” e ripresi da “La Repubblica” il 29 ottobre. Su 180 Paesi (praticamente tutte le economie del pianeta), noi risultiamo “penultimi” nella classifica della crescita (PIL). All’ultimo posto un Paese che non fa testo, Haiti, devastato dal terremoto. Quindi praticamente ultimi, +2,43% di crescita in 10 anni!

Ma questi pessimi, gravi dati dell’economia italiana (che spiegano anche una certa afonia della sinistra italiana e, in parte, anche la divisione del sindacato rispetto alle vicende Marchionne, Pomigliano e all’accordo senza la Fiom di ieri) dicono solo in parte la gravità della malattia che si è impossessata del nostro Paese e dei suoi cittadini. Vi sono tante altre classifiche internazionali in cui siamo agli ultimi posti, oppure nei primi quando sono negative (esempio: livello di corruzione). E ciò che è peggio, in questo decennio vi è stato un aumento verticale di un fenomeno coltivato e cresciuto negli ultimi 20 anni del secolo precedente: il degrado culturale, il rompersi dell’unità nazionale, una enorme disuguaglianza economica e sociale, senza che le classi dirigenti, a partire da quella politica, siano  riuscite non solo ad intervenire positivamente (come era successo con i governi dell’Ulivo degli ultimi 5 anni precedenti, soprattutto quello di Prodi), ma neanche ad avere la percezione e la preparazione per capire questo disastro.

Da cui sarà difficile riprendersi, da cui non ci si riprenderà se non ci sarà innanzitutto uno scatto della maggioranza dei cittadini italiani, una presa in carico della loro responsabilità. Se la politica non è capace, occorre che a decidere di cambiarla siano i cittadini, smettendola di rimanere spettatori, di crogiolarsi nell’antipolitica e nella delusione.

Soprattutto i giovani dovranno fare questo, con la consapevolezza che se non si rimboccano le maniche loro non ci potrà essere un futuro migliore, non potrà ripartire la speranza. Sapendo che le vecchie parole d’ordine della sinistra e del sindacato non bastano e, addirittura, non servono più. Ci sono tanti ambienti, circuiti da rompere, tanti privilegi a cui porre termine, anche nella sinistra o nei luoghi cari alla sinistra. Può ripartire la speranza?

Si, può ripartire se ci sarà subito un rinnovato ottimismo della volontà, ma con lucidità, con forti cambiamenti. Se a prevalere saranno i messaggi e le azioni del Presidente Napolitano, del Cardinale Tettamanzi, di don Ciotti e di Libera, degli studenti che con fantasia e nonviolenza hanno manifestato negli ultimi giorni, delle persone del PD più capaci e con i pensieri lunghi (Pietro Ichino, Tito Boeri, Giuseppe Civati, Debora Serracchiani, Dario Franceschini, Bersani se cambierà modo di comunicare e non inseguirà un “terzo polo” che insegue tutto fuori che gli obiettivi cari al PD), Stefano Rodotà, Enzo Bianchi e così via.

Forse c’è anche bisogno non di aumentare il rumore, i fuochi d’artificio, lo stordimento in questi giorni in cui si fa concreto in mezzo a noi il miracolo della salvezza, il Bambino salvatore del mondo. Ma, al contrario, di fare vuoto, silenzio, riprendere le forze, l’ascolto per poi ripartire, dal 1° gennaio 2011, per costruire un secondo decennio migliore, necessario per far sopravvivere l’umanità.

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Informazioni su lorismarchesini

55 anni, sposato con Loretta, bibliotecaria, e padre di Matteo, giornalista e scrittore. Lavoro come IT Architect in una grande multinazionale del settore ICT, sono laureato in storia moderna ed appassionato di ricerche storiche. Consigliere comunale e capogruppo PD nel tempo libero (poco ..)
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