“I sacerdoti ne stiano fuori”: la direttiva vale anche per i vescovi?


Domenica scorsa, 2 gennaio, l’inserto “Bologna Sette” dell’Avvenire riportava a pag. 2 una lettera dell’Arcivescovo della Diocesi di Bologna,  il Card. Carlo Caffarra. Assolutamente inusuale, un insieme, come scrive il Cardinale, di suoi “orientamenti obbligatori” rivolti a tutti i sacerdoti della Diocesi: “Campagna elettorale 2011 – I sacerdoti ne stiano fuori”.

Da cattolico e da uomo impegnato in politica nel centrosinistra mi verrebbe da commentare a caldo (visti i precedenti delle intromissioni della gerarchia ecclesiastica italiana, quasi sempre per indicazioni a favore del centro-destra): bene! Era ora!

Ma sia il modo inusuale (un intervento ufficiale, rivolto non agli elettori cattolici, ma ai sacerdoti), sia le contraddizioni fra questa direttiva vescovile e le recenti dichiarazioni del vescovo ausiliare e vicario generale di Bologna, mons. Ernesto Vecchi:

–          “Non vergognatevi di essere stati democristiani. C’è da vergognarsi piuttosto di essere stati comunisti”

–          “Le primarie disorientano i bolognesi a me non sono mai piaciute, fin dall’inizio. Scimmiottano l’esperienza americana, ma non sono previste dalla nostra Costituzione, secondo me disorientano la gente”

–          “La Cancellieri sarebbe l’ideale per la città, perché le parti sono messe male. Questa città ha bisogno di essere governata, di un sindaco che supplisca alle pecche dei precedenti”

Mi lasciano molti dubbi sulle reali motivazioni di questi orientamenti obbligatori per i sacerdoti. Valgono allora solo per i sacerdoti e non per i vescovi? Si chiude il confronto delle idee per evitare altre dichiarazioni di don Giovanni Nicolini? Si vuole impedire a qualche ambiente parrocchiale o dell’associazionismo cattolico di sostenere Amelia Frascaroli oppure Virginio Merola?

In ogni caso l’unico sacerdote a cui il Cardinale dovrebbe far vedere il cartellino giallo è proprio mons. Vecchi.

Ma il compito più importante che il Vescovo di Bologna potrebbe assolvere è quello di chiedere ai candidati degli impegni, ovviamente dal punto di vista della Chiesa bolognese. Come ha fatto il Card. Tettamanzi, Vescovo di Milano, rivolgendosi ai candidati delle primarie milanesi, un vero e proprio decalogo per chi aspira a guidare la città:

  1. amare e servire la città, “integralmente, nel suo insieme, senza discriminarne una parte”;
  2. alleviare “le difficoltà di chi si trova nelle condizioni peggiori”, così da evitare che i più deboli siano fagocitati “in percorsi malavitosi e mafiosi”;
  3. promuovere la legalità, in un’ottica educativa, che vien prima di repressione e vigilanza sul territorio;
  4. portare agli elettori argomenti che non siano strumentali alle contrapposizioni e “alla ricerca facile del consenso”;
  5. puntare sulle “innumerevoli risorse” e non solo sugli elenchi dei problemi;
  6. essere “esemplari, obbedienti alla retta coscienza, all’istanza del bene comune”;
  7. non avere conflitti d’interesse, il che produrrebbe “danni incalcolabili a chi è già povero e svantaggiato, alle generazioni che verranno dopo di noi, a se stesso e alla propria coscienza”;
  8. non limitarsi ad essere “gestori della cosa pubblica”, “sorveglianti dello status quo”, “rappresentanti di una parte e non di altre”;
  9. viversi “sempre più strateghi del futuro della nostra città e del suo benessere complessivo”:
  10. nutrire la consapevolezza di non esser soli quando ci si occupa “disinteressatamente degli altri”.

 

 

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Informazioni su lorismarchesini

55 anni, sposato con Loretta, bibliotecaria, e padre di Matteo, giornalista e scrittore. Lavoro come IT Architect in una grande multinazionale del settore ICT, sono laureato in storia moderna ed appassionato di ricerche storiche. Consigliere comunale e capogruppo PD nel tempo libero (poco ..)
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