Risorgimento, Resistenza: dopo 150 anni è necessario il Risveglio


In questo post pubblico il breve discorso con cui ieri sera ho contribuito, a nome del mio Gruppo Consiliare (PD- Insieme per Anzola), allo svolgimento del Consiglio comunale straordinario ed aperto per il 150° dell’Unità d’Italia – Notte Tricolore. Una bella prova di unità dei cittadini anzolesi, moltissima partecipazione. Seduta aperta dalla recitazione del’Inno degli italiani di Mameli, poi con gli interventi del Sindaco Loris Ropa, di Nadia Morandi (per il gruppo “Sinistra Unita per Anzola”), di Tiziana Cannone (per il Gruppo “La nostra Anzola”), il mio, un discorso appassionato dell’avv. Francesco Berti Arnoaldi veli, una sintesi storica dello storico Vincenzo Scardone (dell’ISREBO). Hanno fatto seguito la premiazione, da parte di Dario Bresciani (presidente provinciale AVIS), di due donatori anzolesi che, avendo superato le 150 donazioni (!), sono stati nominati Cavalieri della Repubblica; canti risorgimentali della Banda Anzolese ed un momento ricreativo con gli “spaghetti tricolore” preparati dalla Pro Loco e dalla Consulta del Volontariato. Il Centro Famiglie ha preparato le coccarde tricolore per tutti.

“Buonasera a tutti, in particolare a Francesco Berti Arnoaldi Veli, una delle migliori persone di Bologna. Ho l’onore di parlare a nome del nostro Gruppo Consiliare. Anzola ha dato un contributo non trascurabile al processo unitario, in questi 150 anni.

Vi sono personalità anzolesi che hanno lasciato un segno oltre lo spazio del nostro Comune. Ne citerò alcune, non avendo il tempo di un racconto completo. Ad esempio Cesare Cavara, poeta ed autore del progetto per la formazione della scuola elementare a Bologna, ispettore in varie province italiane.

Romano Cocchi, forse il personaggio anzolese più importante di questi 150 anni. Sindacalista cattolico importante nel bergamasco, espulso dal PPI nel 1921, fra i primi redattori dell’Unità, segretario di Gramsci. Fu nella direzione del PCI in Francia, lì diventò segretario generale dell’Unione Popolare Italiana, si oppose al patto russo-tedesco: per questo fu espulso dal PCI. Combattente nella Resistenza francese, fu catturato nel 1943 dai nazisti e deportato a Buchenwald dove morì poco dopo.

Giovanni Goldoni, primo sindaco socialista, pose le basi per la costruzione della Casa del Popolo e fece costruire le scuole elementari nelle frazioni. Il ventennio fascista, oltre a causarne la morte, fece parecchie vittime fra gli antifascisti, i deportati e i partigiani anzolesi.

Parafrasando Calamandrei, se vogliamo sapere dove ha origine la nostra libertà, dobbiamo pensare a queste vittime.

E’ giusto ricordare Luigi Zavattaro, segretario della DC e membro stimato del CLN di Anzola. Fu ucciso il 7 febbraio del 1946 da sconosciuti, per motivi che sono rimasti avvolti nel mistero. Ma l’uccisione di un uomo giusto, cattolico, in un periodo di violenza, creò una situazione drammatica anche dal punto di vista politico. Dal 1948 al 1960 fu sindaco di Anzola Francesco Testoni, antifascista fin dagli anni ’20, incarcerato, poi soldato in guerra e deportato in Germania. Era povero quando divenne sindaco, e povero rimase a fine incarico. Fece molto, con grande onestà e dedizione, per la ricostruzione di Anzola. Dopo di lui fu eletto Adelmo Franceschini, il sindaco del primo piano regolatore e della trasformazione di Anzola in territorio industrializzato. Che ora conta più di 1100 aziende, alcune delle quali sono un vanto dell’Italia unita: Fabbri, Carpigiani, GD e tante altre. Nel 1970 fu sindaco Tilde Bolzani, una donna rigorosa, che aveva contribuito ad ottenere la legge per gli asili nido. Non riuscì a terminare il suo mandato per una grave malattia, ma pose le basi per il primo nido d’infanzia.

Tilde è stata il primo sindaco donna, segno dell’emancipazione delle donne anche in politica. Sconcerta che la prima donna a diventare ministro in Italia sia stata Tina Anselmi nel 1974, 113 anni dopo l’Unità e dopo 836 maschi.

Negli ultimi 20 anni la più grande sfida ad Anzola è stata l’integrazione di 1200 cittadini stranieri, il 10% degli anzolesi. Un impegno che è stato positivo per la disponibilità degli anzolesi e per i sacrifici degli amici arrivati da lontano. Questo è l’ultimo contributo di Anzola all’Unità d’Italia, e non è certamente il meno importante.

L’Italia deve essere unità dei cittadini italiani e stranieri, unità di donne e uomini, del Sud e del Nord, unità nel considerare la Costituzione come la nostra Carta d’identità. Non siamo tutti concordi su ciò e allora ben vengano iniziative che ci aiutano a riflettere. Un cardinale colto ed arguto come Biffi ci stimola sempre ad un confronto. In questo caso, avendo letto il suo libello sui 150 anni, ci sentiamo di rispondergli che non è insipienza considerare il Risorgimento e la Resistenza fra gli avvenimenti più importanti dell’Unità d’Italia. Che permisero di rendere protagonista il popolo italiano nella conquista dell’indipendenza, della libertà e della democrazia. E non vanno dimenticati i lavoratori e i sindacati che con le loro lotte hanno contribuito ad unificare il Paese.

 

Anzola ha fatto un percorso ricco per riflettere su questi 150 anni. Di questo occorre ringraziare l’Amministrazione Comunale, in particolare il vice-sindaco Santagada che ha coordinato queste iniziative, gli amici Gabriele Gallerani e Alex Caselli e le tante associazioni del volontariato.

Occorre però evitare la china retorica. Non è stato un processo storico solo positivo. E’ un luogo comune “Italiani brava gente”. Dipende. Il nostro tricolore è formato da tre bellissimi colori. A volte ha prevalso un quarto colore, il nero. Se vogliamo fare memoria con onestà intellettuale, non possiamo ignorare le pagine più nere di questi 150 anni: la repressione con migliaia di morti del brigantaggio meridionale, in realtà composto spesso da poveri contadini. Le due guerre contro gli etiopi, sterminati anche con il gas, le stragi e le deportazioni in Libia, la dittatura fascista con le vergognose leggi razziali del 1938, le stragi operate nei Balcani.

Verso le celebrazioni del 150° qualcuno ha reagito in modo preoccupante. Chi ha nel proprio statuto l’indipendenza della Padania, dovrebbe ricordarsi che la maggior parte dei Mille di Garibaldi era di Bergamo. A chi ha replicato al Presidente Napolitano dicendo che a Bolzano non c’è nulla da festeggiare, ricordiamo che nessun cittadino italiano ha tante risorse dallo Stato come coloro che abitano in quella provincia.

L’altra polemica è quella relativa alla festività di domani. Non ci è piaciuto lo scambio deteriore con quella che rappresenta il maggiore sacrificio che gli italiani hanno fornito alla loro nazione in questi 150 anni, il 4 novembre. Che significa 600.000 soldati morti per la difesa della Patria.

Un pensiero al futuro, consapevoli, per usare le parole di Napolitano, che “quando noi affrontiamo con impegno le celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, in realtà lo facciamo per guardare più lontano, non per guardare indietro”. Il nostro futuro sta nell’idea di società aperta, democratica, giusta, solidale, nella consapevolezza della propria identità e storia, sta nel riprendere dal passato l’idea profetica di un’Europa federale, l’idea che Spinelli, Colorni e Rossi scrissero nel Manifesto di Ventotene esattamente 70 anni fa. Un altro anniversario da ricordare.

Non è infatti finito il percorso indicato da D’Azeglio: “Fatta l’Italia, bisogna fare gli italiani”, vi sono ancora cattivi costumi italiani, ripresi da un’altra battuta: “L’Italia è fatta, ora facciamo gli affari nostri”, tratta dal romanzo “I Viceré”.

Diciamolo però con orgoglio: questo Consiglio comunale, in questi 150 anni, non ha dato motivo di scandalo. Un’azione politica ed amministrativa che a volte è stata molto positiva, altre meno. Ma dopo decine di sindaci, da Astorre Arnoaldi Veli a Loris Ropa, dopo centinaia di consiglieri ed assessori, si può dire che non è stata macchiata la fedina penale del nostro Comune.

Anche durante la maggiore contrapposizione ideologica, il bene comune ha prevalso, grazie ai liberali, ai socialisti, ai comunisti e ai cattolici democratici che hanno avuto rappresentanti come Coliva ed il compianto Massimo Barbieri. Ma anche il mondo del volontariato e delle parrocchie è stato fecondo di buone opere per il nostro territorio. Quella Chiesa del popolo che ha aiutato tutti, credenti e non, a non disperdere la propria spiritualità.

Immaginare il “futuro migliore” di cui ha scritto Papa Benedetto XVI significa, come ci ha lasciato scritto prima di morire Edmondo Berselli, che in Italia, in Europa “dovremo adattarci ad avere meno risorse, ad essere un po’ più poveri. .. Se il mondo occidentale andrà più piano, anche tutti noi dovremo rallentare. Proviamoci, con un po’ di storia alle spalle, con un po’ di intelligenza e di umanità davanti”.

Abbiamo appena iniziato la quaresima che ci porterà alla Pasqua. Ma da tanti anni stiamo vivendo una quaresima civile. Facciamo che essa produca un risveglio e la costruzione responsabile del futuro dell’Italia.”




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Informazioni su lorismarchesini

55 anni, sposato con Loretta, bibliotecaria, e padre di Matteo, giornalista e scrittore. Lavoro come IT Architect in una grande multinazionale del settore ICT, sono laureato in storia moderna ed appassionato di ricerche storiche. Consigliere comunale e capogruppo PD nel tempo libero (poco ..)
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