Un rivoluzionario senza fissa dimora – Romano Cocchi (1893-1944)


Venerdì 15 luglio, alla Festa dell’Unità di San Giovanni in Persiceto, si è svolto l’incontro organizzato dal PD locale sulla storia di Romano Cocchi, una storia molto ricca, eccezionale, che si può considerare anche parte delle origini del PD stesso.

Vi è stata molta partecipazione. Tanti componenti delle varie famiglie Cocchi discendenti della famiglia di Romano Cocchi, una folta delegazione del PD di Anzola dell’Emilia, parecchi cittadini di Persiceto e rappresentanti dell’ANPI, del sindacato. Probabilmente vi era anche molta curiosità per questa storia finora sconosciuta, nonostante l’importanza del personaggio ed il fatto che egli nacque ad Anzola dell’Emilia e crebbe a Castagnolo (allora Ducentola) di San Giovanni in Persiceto.

Fra i relatori, moderati da Rachele Cocchi (giovane dirigente del PD di Persiceto ed anch’essa discendente della famiglia di Romano Cocchi): il sottoscritto, il nipote omonimo Romano Cocchi (88 anni portati con grande curiosità ed entusiasmo), Dimitri Tartari (il giovane segretario comunale del PD di Persiceto ed assessore comunale) e Raffaele Donini, segretario provinciale del PD bolognese.

Chi era Romano Cocchi? Romano Cocchi è nato ad Anzola, è cresciuto a Persiceto, ha studiato a Bologna, da seminarista ha cominciato ad appassionarsi alla politica, a Cesena seguendo il movimento di Murri e la Lega democratica-cristianae di Cacciaguerra e a Pisa seguendo un esponente politico.

Nel 1914, a 21 anni è partito da Persiceto per non farvi più ritorno: prima a Soresina (Cremona), a dirigere l’Ufficio del Lavoro del sindacato cattolico per conto di Guido Miglioli, poi giornalista e dirigente sindacale cattolico. Dal 1919 al 1922 a Bergamo dove diventa una leggenda per il grande seguito di lavoratori (“cocchiani”) che ha e per i risultati economici che riesce a strappare al padronato agricolo ed industriale a favore dei lavoratori. Espulso dal sindacato cattolico e dal PPI per intervento di Giovanni Gronchi e di Benedetto XV, fonda un nuovo partito (Partito Cristiano del Lavoro) ottenendo molti voti nel maggio 1921, ma non sufficienti per ottenere un seggio in Parlamento. E’ poi a Milano (a dirigere il “Seme”, giornale dei contadini), nella prima redazione dell’Unità di Gramsci, a Roma come segretario di Gramsci. Insieme a Riccardo Lombarsi ed altri progetta un attentato a Mussolini che non verrà realizzato per l’ostilità di Turati e Giovanni Amendola. Viene confinato, poi condannato in contumacia (era fuggito in Svizzera attraverso la Jugoslavia e l’Austria) a 12 anni di carcere dal Tribunale Speciale nel 1927. Dirige continuamente organizzazioni di massa e giornali in Svizzera (Soccorso Rosso e “Falce e Martello), viene incarcerato a Lugano (1933). Diventa uno dei maggiori e più esperti dirigenti comunisti all’estero, a Parigi soprattutto, sostenitore degli appelli ai lavoratori cattolici, a quelli fascisti, fra i più determinati costruttori del Fronte Unico e dell’alleanza antifascista. Nel 1936 è a Londra per intervistare don Luigi Sturzo e per convincerlo a far aderire i cattolici antifascisti alla concentrazione antifascista. Nel 1937 è eletto segretario generale dell’Unione Popolare Italiana, la maggiore organizzazione antifascista degli immigrati italiani in Francia. Dirige insieme ad altri l’intervento dei volontari italiani nella guerra civile spagnola. Nel 1939 è espulso anche dal PCI perché contrario al patto fra Stalin ed Hitler. Combattente nella resistenza Francese, alla fine del 1943 è catturato dai nazisti, deportato a Buchenwald dove muore pochi mesi dopo, nel marzo del 1944. Per essersi opposto al patto russo-tedesco fu denigrato, accusato di cose non vere. Fu poi deliberatamente dimenticato dalla storiografia comunista. Ecco perché da anni, faticosamente, dedicando un po’ del mio tempo libero, sto ricostruendo la sua vita. Di lui finora si indagato e scritto molto di più all’estero che in Italia (Svizzera e Francia soprattutto). Ed invece la sua vita, il suo ruolo nel movimento operaio e nella sinistra cattolica e comunista, è stato molto importante. Se non fosse morto a Buchenwald, sarebbe stato sicuramente uno dei componenti più esperti dell’Assemblea Costituente.

Per chi vuole approfondire ho messo in rete la presentazione che ho proiettato venerdì sera; si può “sfogliare” qui:

http://issuu.com/lmarchesini/docs/presentazione_di_romano_cocchi_-_15.07.2011_-_fest

Ho inserito in rete anche una breve biografia, sempre da “sfogliare”:

http://issuu.com/lmarchesini/docs/romano_cocchi_-_biografia

 

 

 

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Informazioni su lorismarchesini

55 anni, sposato con Loretta, bibliotecaria, e padre di Matteo, giornalista e scrittore. Lavoro come IT Architect in una grande multinazionale del settore ICT, sono laureato in storia moderna ed appassionato di ricerche storiche. Consigliere comunale e capogruppo PD nel tempo libero (poco ..)
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3 risposte a Un rivoluzionario senza fissa dimora – Romano Cocchi (1893-1944)

  1. Pingback: Links for 18/07/2011 | Giordani.org

  2. Gianfranco Cocchi ha detto:

    sicuramente un grande uomo che ha sempre creduto a dei valori che fanno dello stesso valore politico ma sopratutto il bene dei lavoratori scrivendo su un giornale che li rappresentava. e’ vero che non aveva fissa dimora forse perche’ credeva troppo a tutto cio’ che vedeva giusto battagliando con tutti i vari partiti che durante la sua vita, si sono opposti alle sue scelte democratiche-socialiste, fino a che qualcuno lo dichiaro’ scomodo facendolo finire in un campo di concentramento.dove li’ si sono spenti i sogni di un vero partigiano. Fraterni Saluti. Gianfranco Cocchi.

    • ulian jean claude ha detto:

      j’ai deux photos de romano cocchi prises dans le gers en 1942 avec mon grand père
      Sisto ULIAN militant antifasciste né à Ruda(venezia giulia) Ils semblaient bien se
      se connaître mais je manque d’éléments sur leurs activités (pc et garibaidiens) Puis-je
      en avoir?Avec mes remerciements
      Jean Claude ULIAN

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