La povertà della Chiesa e la distinzione fra politica e religione


“Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro, né argento, né moneta di rame nelle vostre cinture, né bisaccia da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché l’operaio ha diritto al suo nutrimento” (Matteo 10, 8-9)

“Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio” (Matteo 22,21)

In questi due passi tratti dal Vangelo di Matteo è chiaro ciò che Gesù indica agli apostoli e al suo Popolo: la gratuità del servizio della Chiesa, la sua povertà, il valore della giustizia che i cristiani devono avere molto caro; poi, una delle caratteristiche della “buona novella”, del Nuovo Testamento: Gesù dice chiaramente che l’uomo deve avere la sua dimensione civile, politica distinta da quella della sua fede. E, in modo più diretto e concreto, i cristiani, proprio per il senso di giustizia da cui devono essere animati, devono essere i primi ad osservare le leggi e a pagare le tasse, l’evasione di queste è un grave peccato contro i propri fratelli.

E’ di questi giorni la polemica di molti contro la Chiesa, la richiesta che la Chiesa italiana non sia più esente dall’ICI per i suoi immobili, in particolare durante una crisi economica e della finanza pubblica così grave.

Io, da cattolico peccatore e praticante, la penso in questo modo. Le regole giuste lo devono essere in ogni situazione. Quindi non è questa crisi che deve modificare le regole per la tassazione degli immobili della Chiesa, degli Enti religiosi. Poi penso che occorra tener conto del grande sforzo, in Italia ed in tutto il mondo, che la Chiesa, a partire dalla sue strutture di base, esercita per contrastare la povertà, per aiutare milioni di persone in difficoltà. Sforzo che uno Stato italiano, spesso governato al contrario della Costituzione, non riesce a fare pur avendo molti più mezzi.

Ciò premesso, non mi va bene però la situazione attuale. Perché contraria proprio alle indicazioni di Gesù raccontate da Matteo.

Vorrei che le leggi civili italiane prevedessero il pagamento dell’ICI per gli immobili della Chiesa che non sono utilizzati per scopi religiosi, ma solo per scopi commerciali. Sarebbe giustizia.

Vorrei che le leggi italiane modificassero il meccanismo ingiusto (rispetto alla volontà dei cittadini italiani) per cui l’8 per mille dato alla Chiesa comprende anche (ed è la maggioranza dell’intero stanziamento) in proporzione alle volontà espresse in modo esplicito la parte di chi non ha espresso nessuna volontà.

Questi due provvedimenti servirebbero a rendere lo Stato più coerente con la sua Costituzione, più giusto verso i suoi cittadini. E servirebbero a rendere la Chiesa più coerente con la Parola di Gesù.

Quindi nessuna volontà di punire la Chiesa, nessuna volontà di utilizzare la crisi per operazioni anticlericali, ma solo più giustizia: a Cesare quello che è di Cesare, a Dio quello che è di Dio.

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Informazioni su lorismarchesini

55 anni, sposato con Loretta, bibliotecaria, e padre di Matteo, giornalista e scrittore. Lavoro come IT Architect in una grande multinazionale del settore ICT, sono laureato in storia moderna ed appassionato di ricerche storiche. Consigliere comunale e capogruppo PD nel tempo libero (poco ..)
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