Dio assente nell’azione dei politici-amministratori locali? Forse un giudizio ingeneroso


Stamattina ho letto sul Resto del Carlino il resoconto del discorso che il nostro Vescovo, Card. Carlo Caffarra, ha tenuto all’apertura della “tre giorni del clero bolognese”. Secondo questo resoconto l’arcivescovo denuncia «l’assenza di Dio dalla vita delle persone che hanno la responsabilità di costruire il bene della società umana. La testimonianza di Gesù sulla vicinanza e l’amore di Dio per ogni uomo non risuona più nelle coscienze degli adulti con la stessa forza».

Mi sono sentito subito coinvolto come politico-amministratore locale e come cattolico, anzi, come diceva Carlo Bo, come “aspirante cattolico”. Dal che si deduce che essere “cattolico” è difficile e spesso sono più le cadute (nel peccato, nel fallimento) che i passi in avanti verso questo orizzonte, questa missione che Gesù Cristo ci ha indicato.

Però ho anche sentito qualcosa di troppo cerebrale, qualcosa di distante nelle parole del mio Vescovo. Che sono molto diverse da quello che disse durante la Festa dell’Immacolata nel 1997 quando era Vescovo a Ferrara: “Ogni famiglia ha diritto all’assistenza sanitaria di base specialmente quando trattasi di ammalati dimessi in condizioni ancora gravi: le necessarie e giuste preoccupazioni per risanare bilanci pericolosamente deficitari non devono farci dimenticare situazioni familiari spesso tragiche. Non voglio proseguire oltre nell’indicare le urgenze pratiche dei diritti che competono alla famiglia come tale. Sono sicuro di trovare piena corrispondenza nella mente e nel cuore di quanti hanno a vario titolo responsabilità pubbliche nella nostra società ferrarese. Conoscendo la profonda umanità dei nostri amministratori, molti dei quali ho personalmente incontrato e conosciuto, prendo coraggio di proporre loro una iniziativa: perché non fare una conferenza di tutte le pubbliche amministrazioni che hanno a che fare con i fondamentali diritti della famiglia, per elaborare una seria programmazione di intervento, una vera politica familiare?”.

Ecco, queste parole del 1997 mi sembrano molto più concrete, realistiche, vicine a chi soffre e a chi cerca di lavorare per diminuire le sofferenze. Dopo 14 anni, come amministratori, siamo peggiorati così tanto? Oppure erano/sono migliori gli amministratori ferraresi rispetto a quelli bolognesi? Perché il mio Vescovo non ha accompagnato queste dure parole con una uguale condanna di politiche lontane e peggiorative della sofferenza delle persone più povere e bisognose condotte da un governo nazionale indecente e che ci sta conducendo in condizioni sempre peggiori? Perché non ha ricordato quanto sono lontane dal “bene della società umana” (e dagli artt. 2 e 3 della nostra Costituzione, quelli a cui particolarmente pensava Giuseppe Dossetti quando parlava di “fiori pungenti”) le misure e le ormai innumerevoli manovre finanziarie che hanno svuotato dell’85% (rispetto al governo Prodi, quello che fu sprezzantemente etichettato dal parte importante della Chiesa) i fondi per la non autosufficienza, per l’infanzia, per la disabilità grave?

Mi si dirà: sempre a denunciare gli errori e le scelte degli altri, dell’altra parte politica. Non sarebbe onesto e concreto dimenticare gli impatti devastanti di chi governa (?) a Roma. Ma veniamo pure a noi, alla mia parte politica, al mio Comune. Non mi sottraggo certo, anche se non ho nessun giudizio ovviamente da dare a me stesso. Porto solo qualche esempio di decisioni/azioni prese dalla Giunta del mio Comune (Anzola dell’Emilia), in cui sono consigliere comunale e capogruppo PD, dall’inizio della crisi ad ora: 140.000 € nel 2009, 160.000 € nel 2010 (tutti aggiuntivi) per aiutare famiglie colpite dalla mancanza del lavoro e dagli sfratti conseguenti; 150.000 € circa per attivare una nuova sezione di scuola materna (con il rifiuto del ministero di assegnare insegnanti e ausiliari) con l’aiuto (da noi richiesto ed avuto con una grande disponibilità da parte del parroco di Anzola e dello stesso vescovo Caffarra) e la gestione della scuola materna parrocchiale; poi contributi aumentati per le sezioni di scuola materna parrocchiale, supporto alla scuola statale per il sostegno agli alunni “certificati”, in continuo aumento. Alcuni di noi consiglieri comunali sono anche parrocchiani attivi nel volontariato e nelle iniziative delle parrocchie del Comune. A Santa Maria in Strada abbiamo appena concluso una bella festa della Badia di 10 giorni in cui io e tanti altri parrocchiani (di qualunque idea politica, molti sono attivisti delle Feste dell’Unità) abbiamo lavorato 4-5 ore al giorno perché questa festa religiosa potesse essere accogliente per tante centinaia di persone. I Sindaci di Anzola e di Persiceto, consiglieri provinciali, regionali partecipano da tanti anni a questi appuntamenti ed hanno partecipato anche questa volta, come ha potuto constatare mons. Silvagni che ha presieduto la Messa della Natività della Vergine Maria.

Possiamo fare di più? Certamente si, non c’è dubbio. Ogni tanto facciamo qualche sbaglio nel nostro operare? Sarebbe sciocco negarlo. Ma tutto questo significa che c’è “l’assenza di Dio” in noi? Chi può dirlo?

Vi sono stati subito commenti acquiescenti al giudizio del Vescovo da parte di Giuliani e Rambaldi, di “Bologna al Centro”. Anzi direi che il loro commento ha solo peggiorato questo giudizio: “chi è di centrosinistra e cattolico nelle istituzioni, interpreta la laicità nella politica come una voluta assenza di Dio”. Ma di ciò non mi interessa più di tanto commentare.

In conclusione mi sembra che, al di sopra dell’impegno più o meno sufficiente di ognuno e del desiderio di poter avere dentro di sé l’immagine più vera di Dio, possano valere le vere e bellissime parole di don Primo Mazzolari:

…Noi ci Impegniamo…

Noi ci impegniamo…
Ci impegniamo noi, e non gli altri;
unicamente noi, e non gli altri;
né chi sta in alto, né chi sta in basso;
né chi crede, né chi non crede.
Ci impegniamo,
senza pretendere che gli altri si impegnino,
con noi o per conto loro,
con noi o in altro modo.
Ci impegniamo
senza giudicare chi non s’impegna,
senza accusare chi non s’impegna,
senza condannare chi non s’impegna,
senza cercare perché non s’impegna.

Il mondo si muove se noi ci muoviamo,
si muta se noi mutiamo,
si fa nuovo se qualcuno si fa nuova creatura.
La primavera incomincia con il primo fiore,
la notte con la prima stella,
il fiume con la prima goccia d’acqua
l’amore col primo pegno.
Ci impegniamo
perché noi crediamo nell’amore,
la sola certezza che non teme confronti,
la sola che basta
a impegnarci perpetuamente.

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Informazioni su lorismarchesini

55 anni, sposato con Loretta, bibliotecaria, e padre di Matteo, giornalista e scrittore. Lavoro come IT Architect in una grande multinazionale del settore ICT, sono laureato in storia moderna ed appassionato di ricerche storiche. Consigliere comunale e capogruppo PD nel tempo libero (poco ..)
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