Per l’Italia, non per Renzi, Vendola o Bersani


Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne insieme è la politica, sortirne da soli è l’avarizia”  (don Lorenzo Milani, da “Lettera a una professoressa”)

Siamo alla fine di agosto, sono già iniziate le azioni tattiche conflittuali fra i probabili candidati alle primarie del centro-sinistra per la candidatura a capo del governo.

Le primarie comportano la scelta, da parte degli elettori (si spera tutti del centro-sinistra), di una persona per questo importante ruolo. Quindi nessuno vuole sottovalutare l’importanza delle caratteristiche personali ed individuali della persona da scegliere. Ma le primarie, strumento di empowerment democratico proposto ed affermato dal PD, hanno uno scopo ancora più importante: scegliere una persona con un progetto in grado di vincere le elezioni politiche, governare l’Italia e cambiarla radicalmente, introducendo più giustizia e sviluppo sostenibile per dare speranza per un futuro migliore. Quindi la mission sopra a tutto è: per una Italia migliore, unendo le energie migliori che concordano con questo progetto. Non una mission individuale ed escludente di qualcuno.

Gli elettori del centro-sinistra vogliono questo, non 3-4 mesi di conflitto fra i candidati alle primarie. Non i riflettori continuamente puntati sulle individualità e sulle loro truppe l’una contro l’altra armata.

Almeno penso sia così. Sicuramente io la penso così.

Io vorrei poi che, come primo mattone per costruire un Paese normale, in cui ci si riconosce ed in cui si è contenti di vivere, ognuno facesse il mestiere per cui è stato scelto e per cui viene pagato: i sindaci facciano i sindaci fino alla fine del loro mandato, i presidenti di regione facciano lo stesso, i professori insegnino (o siano scelti magari da un politico per collaborare al governo), i dirigenti di partito dirigano il PD (penso al mio partito) fino alla fine del loro mandato, e non giochino anche per le future candidature al Parlamento.

Se i candidati saranno Bersani, Renzi e Vendola io non dovrò perdere tempo a riflettere che scelta fare. Sarò “obbligato” a scegliere Bersani (senza sminuire per nulla il mio segretario, che nel 2009 non ho scelto per dirigere il PD, ma che ho sempre pensato ottimo per un ruolo di governo); non sopporto Renzi, non tanto per questioni di pelle (che pur ci sono), ma per il suo percorso individuale e di contrasto a tutto quel complesso organismo che è il PD. E non mi convincono molte delle sue idee, non tanto perché non siano giuste, ma perché finora sono state annunciate come slogan ed in modo semplicistico. Quel PD che peraltro gli ha già consentito, come giovane, di essere eletto a due cariche importanti. Un approccio, il suo, esattamente contrario a quello di don Milani. Ho poco in comune con Vendola e con le sue narrazioni, sempre molto in contraddizione con i fatti reali e duri, anche del suo governo regionale. Quindi mi convince non completamente, ma molto di più, Pier Luigi Bersani: politico concreto, che privilegia alle narrazioni i fatti ed il riformismo pragmatico. Che ha sempre avversato il leaderismo, sottolineando che prima della persona deve esserci un progetto che, una volta che venga scelto, dovrà essere realizzato insieme.

Ma a Bersani, a Renzi, a Vendola invio un avvertimento che vale per tutti loro: se ognuno di loro si occuperà, in questi mesi, di se stesso, della sua squadra, solo di vincere le primarie magari gonfiandole di slogan sempre più belli quanto irreali, ciò sarà una disgrazia sia per l’Italia che per le speranze di vittoria e di conseguente buon governo. 

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Informazioni su lorismarchesini

55 anni, sposato con Loretta, bibliotecaria, e padre di Matteo, giornalista e scrittore. Lavoro come IT Architect in una grande multinazionale del settore ICT, sono laureato in storia moderna ed appassionato di ricerche storiche. Consigliere comunale e capogruppo PD nel tempo libero (poco ..)
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